Project Description

Nel secondo articolo dedicato ai Digital Prophets vogliamo parlare di un’idea innovativa 100% italiana: Arduino.

La scheda Arduino

Tutto nasce nel 2005 all’Interaction Design Institute di Ivrea: gli studenti non riuscivano a trovare un device economico ma potente per la realizzazione dei loro progetti interattivi. Com’era possibile che proprio coloro che studiavano la tecnologia avanzata non avessero la possibilità di programmare qualcosa? La risposta a questo problema arriva da un geniale informatico, ai tempi insegnante presso l’istituto eporediese. Il suo nome è Massimo Banzi. Lui, insieme all’ingegnere spagnolo David Cuartielles, a Tom Igoe, a Gianluca Martino e a David Mellis, in poco tempo scrive e sviluppa una scheda in grado di rispondere alle esigenze di studio. Quella scheda è il primo Arduino.

Dalla storia d’Italia alla storia dell’elettronica

Perché quel nome, che rimanda alla storia italiana? In realtà è stato intitolato al bar preferito da Banzi e frequentato dagli altri creatori del progetto, che a sua volta richiama quello di Arduino d’Ivrea, Re d’Italia nel 1002. Mille-e-qualcosa anni prima della creazione del microchip che ha segnato la storia della prototipazione elettronica a livello mondiale. Senza esagerare, questa scheda economica che sta nel palmo di una mano è stata una vera e propria rivoluzione: non era mai esistita prima una piattaforma che permettesse a (quasi) chiunque di creare con semplicità e rapidità un dispositivo in grado di fare lampeggiare dei led, controllare un motore o rispondere a sensori, per citare solo alcuni esempi di utilizzo.

Il primo hardware open source

Le genialità di questo progetto è dovuta anche alla decisione da parte dei creatori di mettere gratuitamente a disposizione di tutti gli schemi elettronici e le specifiche tecniche, consentendo a chiunque di poterlo realizzare, modificare, rivendere. Arduino è il primo, vero, hardware open source. Le schede continuano a essere prodotte presso il laboratorio originale in provincia di Torino (nei soli primi tre anni di vita ne furono vendute oltre cinquantamila: la piattaforma base costa circa 30 euro), ma non essendo in alcun modo brevettate possono essere “clonate” e messe in vendita da chiunque lo voglia senza alcun problema legale. Idea folle, ma geniale: da qui decine e decine di inventori in tutto il mondo hanno iniziato a rendere pubbliche le specifiche tecniche dei loro hardware (dai router ai sintetizzatori, dai lettori mp3 agli amplificatori), rendendoli open source.

Da Arduino a Genuino

Gli unici “limiti” stabiliti dai creatori sono legati al nome del marchio e al logo, che possono essere utilizzati solo dietro permesso. Questo fatto ha però portato a controversie legali: nel 2008 mentre Arduino LCC, detentrice dei diritti sul marchio, lo stava registrando negli USA, il nome Arduino veniva depositato in Italia da uno dei soci, Gianluca Martino, tenendo all’oscuro gli altri fondatori. L’azienda di Martino prende quindi il nome di Arduino SRL, creando una forte spaccatura nel team di sviluppo. Per ovviare al problema del trademark, la Arduino LCC ha creato il brand Genuino, con il quale le schede vengono commercializzate in tutto il mondo a partire da luglio 2015.

Arduino: i progetti più creativi

Nella pratica, la scheda più apprezzata dai maker di tutto il mondo permette di creare qualsiasi cosa. Tra i progetti più originali e pazzeschi ci sono un robot in grado di giocare a scacchi, una macchina che crea bolle di sapone, un paio di scarpe con le stringhe che si allacciano da sole, un macinacaffè e un tosaerba comandati a distanza, una pianta che può comunicare il suo stato di salute tramite un tweet. Ma la scheda può essere utilizzata anche come base per un acceleratore di particelle del Cern, oppure per far funzionare un sistema di monitoraggio dei terremoti.

Per avere un’idea di cosa permetta di realizzare il chip, date un’occhiata a questo video:

Arduino e i makers

Il progetto Arduino è diventato un vero e proprio culto tra gli appassionati – professionisti e amatoriali – di tecnologia in quanto consente di creare e modificare gli oggetti elettronici per adattarli alle proprie esigenze. Il successo cresce all’unisono con lo sviluppo del movimento dei makers, coloro che sostengono il motto “If you can’t open it, you don’t own it”: se non lo puoi aprire, non lo possiedi davvero. Da qui nasce un numero esorbitante di risorse, articoli, tutorial, pubblicati in rete dagli appassionati che sperimentano e creano con Arduino.

Ad oggi la scheda è stata commercializzata in sedici versioni, differenziate tra loro per interfaccia, controller, alimentazione, memoria: Serial, Extreme, Mini, Nano, LilyPad, Diecimila, Duemilanove, Mega, Uno, Due, Zero Pro e Yùn sono le principali, sulle quali sono state create numerose varianti e implementazioni.

Il limite, con Arduino, è solo la fantasia.