Project Description

Forse Mark Elliot Zuckerberg – meglio conosciuto come Mark Zuckerberg – non ha bisogno di grandi presentazioni. È la mente dietro a Facebook, il primo vero social network e terzo sito più visitato al mondo, che conta un miliardo e 790 milioni di utenti mensili e un capitale di 433,25 miliardi di dollari.

Figlio di un dentista e di una psichiatra, Mark cresce in un piccola città a dieci miglia a nord di New York. Inizia a usare il computer e a scrivere software alle scuole medie, quando il padre gli insegna le prime nozioni base di programmazione e gli affianca, poco più tardi, lo sviluppatore David Newman per impartirgli lezioni private.

Fin da subito Mark si dimostra un enfant prodige della programmazione e affianca agli studi superiori un corso universitario di programmazione al Mercy College di New York. È durante questi anni che sviluppa il suo primo software utilizzando il machine learning, l’apprendimento automatico.

Il programma si chiamava  Synapse Media Player, un music player che imparava le preferenze musicali dell’utente in base ai suoi ascolti, anticipando una tecnologia usata oggi da app come Spotify o da dispositivi iper-tecnologici come HomePod di Apple. L’idea nasce dalla voglia di rivoluzionare il sistema con cui le playlist venivano create: non è più l’utente a fare una lista delle sue canzoni preferite ma è il computer a proporre pezzi in linea con i suoi gusti.

Mark prosegue gli studi iscrivendosi all’università di Harvard, dove studia Psicologia e Informatica ed entra a far parte di Alpha Epsilon Pi, una confraternita universitaria ebraica, e di Kirkland House. Ed è durante i due anni universitari (poi lascia gli studi e tutti possiamo immaginarne il motivo) che arriva l’idea che ha cambiato il mondo.

E Facebook fu

In principio era Fashmash. Un programma creato in una sola notte un po’ per divertimento, come ha ammesso più tardi Arie Hasit, l’allora compagno di stanza di Mark ad Harvard.

In quella notte, Mark carica sul sito tutte le foto degli studenti del college e invita chi vi accede a votare la persona più bella, scegliendo tra due foto che il sistema selezionava casualmente.

In solo 4 ore, Fashmash diventa tanto popolare da mandare in crash i server di Harvard impedendo agli utenti di accedere a internet. In più, diversi studenti  accusano Mark di aver utilizzato le loro foto senza alcuna autorizzazione. Conclusione: la versione primordiale di Facebook viene bloccata, Mark presenta pubbliche scuse e viene punito con 6 mesi di sospensione.

Ma la punizione non serve a molto perché Zuck capisce immediatamente il potenziale del progetto e come può essere trasformato per diventare quello che oggi è il social network più conosciuto al mondo. Così va avanti con lo sviluppo del software e qualche mese più tardi, il 4 febbraio 2004, The Facebook nasce ufficialmente e vede la luce nella mensa di Harvard.

Al fianco di Mark, Andrew McCollum, Eduardo Saverin, Dustin Moskovitz e Chris Hughes. Le menti di Facebook lasciano gli studi e si trasferiscono a Palo Alto dove affittano una piccola abitazione-ufficio.  A metà del 2004 aprono la Facebook, Inc di cui diventa presidente Sean Parker, fondatore di Napster e fino a quel momento consigliere informale di Mark (è stata di Sean Parker l’idea di far caricare agli utenti le foto su Facebook, cosa che all’inizio non convinceva molto Zuck).

Negli anni successivi Il Social Network si espande senza sosta e i numeri continuano a crescere. In Italia il boom di iscrizioni è nel 2008.

Nel 2012 Facebook si quota in borsa con una delle offerte pubbliche di vendita più grandi della storia degli Stati Uniti e Mark, poco più che 27enne, si trova ad essere improvvisamente uno degli under 30 più ricchi del mondo.

Nello stesso anno acquista per 1 Miliardo di dollari Instagram e due anni dopo è la volta di WhatsApp per 19 Miliardi di dollari.

L’intera storia della nascita (e non solo) di Facebook è raccontata molto bene nel film di David Fincher “The Social Network” che ha vinto 3 oscar ed è stato osannato dalla critica. Purtroppo, Mark non è stato della stessa idea: lo ha giudicato piuttosto offensivo e poco veritiero, nonostante abbia rivisto molto di se stesso nell’interpretazione di Jesse Eisenberg. L’atteggiamento schivo e introverso, a tratti un po’ arrogante, e lo sguardo perso nel vuoto alla ricerca dell’idea che poi arriva all’improvviso e illumina gli occhi.

Oculus Rift per vivere l’esperienza della realtà virtuale

Alla base del lavoro di Mark Zuckerberg c’è la voglia costante di trovare nuove soluzioni per connettere le persone. Vuole cambiare e migliorare il mondo fornendo uno spazio – Facebook – che sia sempre più inclusivo e capace di collegare la gente.

E quindi, come poteva l’incredibile esperienza della realtà virtuale passargli inosservata?Semplice: non poteva. Ed ecco che Zuck sfila ancora una volta il portafogli dalla tasca e si prende Oculus VR, la società che ha sviluppato Oculus Rift, il visore indossabile per la realtà virtuale.

Qualcosa di rivoluzionario e coinvolgente, che rompe gli schemi e permette di vivere un’esperienza virtuale con le stesse sensazioni di un’esperienza reale, grazie a un design eccezionale.

Zuckerberg il filantropo

Nel 2013, Mark ha donato 1 Miliardo di dollari in beneficenza alla Silicon Valley dopo la crisi finanziaria del 2008. Due anni dopo, con una lettera pubblicata su Facebook e dedicata alla figlia Max, ha annunciato di voler donare il 99% del proprio pacchetto azionario alla filantropia.

Si parla di 45 Miliardi di dollari che Mark distribuirà nel corso della sua vita per contribuire a iniziative di vario genere, con lo scopo di rendere il mondo un posto migliore per sua figlia e le generazioni che verranno.

Inoltre, ha fondato la Chan Zuckerberg Initiative  in accordo con la moglie Priscilla Chan – che ha lo scopo di investire in progetti in grado di rendere internet accessibile a tutti, valorizzare il potenziale umano e promuovere le pari opportunità per tutti i bambini delle prossime generazioni.

In questo modo Zuck raccoglie il testimone dei coniugi Gates e di molti altri facoltosi della Silicon Valley, da sempre impegnati in iniziative sociali importanti.

Curiosità sul fondatore di Facebook

  • Mark è al quinto posto fra gli uomini più ricchi del Pianeta con un patrimonio di 61,4 Miliardi di dollari
  • È daltonico, questo è il motivo per cui ha scelto il blu come colore principale di Facebook
  • La prima cosa che fa la mattina è controllare Facebook, Facebook Messenger e WhatsApp
  • Si allena tre volte a settimana facendo jogging
  • Ha un cane di razza Komondor di nome Beast
  • È un vegetariano atipico:ha dichiarato di volere mangiare animali che sarebbe in grado di uccidere solo con le proprie mani
  • La sua casa di Palo Alto possiede un assistente con intelligenza artificiale personalizzata
  • Alla nascita della figlia Max si è preso due mesi di congedo parentale
  • Ha un team di 12 dipendenti che lo aiutano nella gestione dei suoi canali Social
  • Possiede un’Acura TSX, una Golf GT, un’Honda Fit e una Pagani Huayra, oltre ad un jet privato
  • Nel 2015 ha sfidato se stesso a leggere un libro ogni 2 settimane
  • Indossa sempre t-shirt grigia, jeans e scarpe da ginnastica perché, come ha dichiarato: “Voglio semplificare la mia vita in modo da dover prendere il minor numero di decisioni possibili su tutto tranne che su come servire al meglio la comunità”
  • È un fan di Lady Gaga e dei Daft Punk

Chiudiamo questo articolo della rubrica Digital Prophets con una citazione rilasciata dal nostro Profeta Digitale a Steven Levy, autore di Hackers. Eroi della Rivoluzione Informatica, in merito agli Hackathons, le competizioni in cui i partecipanti hanno a disposizione una notte per concepire e completare un progetto. Lo stesso Mark spesso vi partecipa.

“L’idea è che si può creare qualcosa di straordinario in una notte. E questo è parte della personalità di Facebook ed è veramente il cuore della mia personalità”.

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