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La realtà aumentata permette di potenziare, attraverso dispositivi ad alta tecnologia, la percezione naturale fornita da uno o più dei nostri cinque sensi. Abbreviata in AR (dall’inglese “augmented reality”), inizia a essere conosciuta nel 2014 con il debutto dei Google Glass, gli occhiali creati dal colosso di Mountain View che permettono di aggiungere informazioni e dati sull’ambiente circostante a chi li indossa.

La nascita della realtà aumentata

Le primissime applicazioni dell’AR si hanno in campo militare, in particolare nel settore aeronautico: attraverso un visore a sovrimpressione, chiamato HUD (head-up display), i piloti di aerei da combattimento potevano avere sempre sott’occhio importanti dati di volo, dalla quota alla distanza dall’obiettivo, senza dover distogliere lo sguardo per controllare la strumentazione di bordo. Questo tipo di tecnologia è stato via via applicato anche ai campi dell’aviazione civile, a veicoli marittimi e terrestri, alla ricerca scientifica e alla medicina.

Occhiali per la realtà aumentata

Il passo alla diffusione al grande pubblico è breve: prima ancora dei Google Glass, nel 2009 viene creata un’app chiamata Layar, fruibile ai possessori dell’iPhone 3GS, che consentiva di ottenere informazioni e suggerimenti inquadrando con la fotocamera del proprio smartphone un monumento o edificio storico. Il funzionamento di questo reality browser è basato sull’impiego di GPS e accelerometro, grazie ai quali è possibile ottenere dati relativi a latitudine e longitudine. Big G coglie subito le potenzialità della realtà aumentata e sviluppa i famosi occhialini, grazie ai quali l’utente può accedere a una serie di funzionalità avanzate di ricerca su Google, social network, GMaps, traduttore e altro ancora. Successivamente altre grandi aziende, come Sony ed Epson per citarne un paio, creano la loro versione di smart glasses.

Ologrammi e realtà virtuale

A metà tra realtà aumentata e realtà virtuale, gli ologrammi sono ricostruzioni 3D di immagini di oggetti/persone nello spazio intorno a noi. Definiti quindi mixed reality, sono alla base del progetto HoloLens sviluppato da Microsoft in collaborazione con la NASA: un dispositivo olografico con microfono, sensori di movimento, videocamera di profondità e audio surround che permette di catapultare l’utente in una realtà realistica e coinvolgente per un’esperienza di gioco avanzata.

È bene non fare confusione tra realtà aumentata e virtuale, che in alcune tecnologie si fondono completamente. È questo il caso, ad esempio, di Oculus Rift, il visore di Facebook che assicura un’immersione a 360° in contenuti vari e giochi.

Per un approfondimento sulla virtual reality, ti consigliamo di leggere anche: Realtà virtuale e turismo.

App realtà aumentata

Aurasma è una delle più conosciute app AR: inquadrando immagini che riportano il logo Aurasma, disponibili su giornali, riviste, libri, vestiti, packaging e altro, è possibile vedere contenuti extra come video e animazioni 3D. Questa app permette anche di modificare foto e video aggiungendo effetti e creando i propri “aura”.

Con Taggar, piattaforma dal taglio social, è possibile utilizzare i “secret tag”: in sostanza utilizzando l’app si possono lasciare delle “tracce” (sotto forma di video, sticker, animazioni, doodle) per arricchire una fotografia. È possibile vedere quelle aggiunte dagli altri e condividerle.

Ikea ha creato un’app monomarca che sfrutta l’augmented reality: inquadrando sul catalogo cartaceo il codice di un prodotto, esso apparirà ambientato nella stanza che stiamo riprendendo, mostrandocelo in 3D. In più tramite l’app è possibile accedere a contenuti aggiuntivi come altre ambientazioni o filmati sulla storia degli oggetti.

Insomma, la realtà aumentata è un vero e proprio modo nuovo di vedere, e vivere, il mondo.